Ci vuole un “Fisco” bestiale

(GERMANY OUT) burnt money, burning Euro banknotes, motage (Photo by Becker & Bredel/ullstein bild via Getty Images)

Negli anni 90 Luca Carboni cantava che “ci vuole un fisico bestiale per resistere agli urti della vita”. In questo momento storico che stiamo vivendo potremmo dire che ci vuole un “fisco bestiale” per resistere agli urti di questa tragica emergenza.

Siamo alle porte della tanto attesa Fase 2 del COVID-19. Una pandemia che in questi mesi ha messo a dura prova le nostre vite, le nostre abitudini, il nostro sistema sanitario e che ha visto perdere la vita a migliaia di persone in tutto il mondo. Quella che ci troveremo ad affrontare dal 4 maggio in poi sarà una delle sfide più importanti che il nostro paese ha mai dovuto affrontare: far ripartire il sistema produttivo e l’economia italiana. Affrontata infatti l’emergenza sanitaria quella che ora si aprirà davanti ai nostri occhi sarà una gravissima emergenza economica che rischia di mettere in ginocchio tantissime famiglie che si interrogano su come potranno far ripartire le loro attività.

Questa emergenza non può non far nascere in capo al governo una enorme responsabilità su come riuscire a dare delle risposte certe e immediate a questi interrogativi e fare in modo di andare incontro a tutti quei lavoratori che per colpa di questa emergenza si trovano ora senza occupazione o nella disperazione di non poter più rialzare la saracinesca delle loro attività.

Quello che ci si aspetta sono delle manovre coraggiose, bestiali e incisive che riescano a dare nell’immediato, sollievo e speranza a chi sollievo e speranze non ne ha più.

In questi mesi il nostro governo ha provato a dare delle risposte che si sono rivelate, a mio avviso, tardive e inefficaci.

E’ notizia di questi giorni la riconversione in legge del Decreto Cura Italia, una manovra messa in atto dal governo che da quanto si legge mette in campo circa 25 miliardi di Euro.

Andando a leggere nello specifico il testo di questa legge tra gli elementi principali spiccano:
la sospensione per tutto il territorio nazionale dei termini, in scadenza dall’8 marzo al 31 maggio 2020, per le cartelle di pagamento e gli accertamenti esecutivi. Il rinvio al 31 maggio del termine per il pagamento delle rate delle definizioni agevolate e del saldo e stralcio dei debiti tributari. Tutti rinvii di scadenze che però fanno sorgere un interrogativo elementare: cosa sposta per un contribuente il rinvio dei pagamenti dall’8 al 31 maggio? Come non aveva i soldi per pagarli l’8 magicamente li avrà il 31?

O come non prestare attenzione sul Bonus dei 600€. Un bonus che, tralasciando la difficoltà e la lentezza con il quale è stato erogato, risulta essere, secondo la mia visione, quantitativamente inefficace per far fronte alle spese che comunque i lavoratori autonomi dovranno sostenere: affitti, utenze, fornitori, ecc.

Infine il prestito erogato dalle banche agli imprenditori con garanzia prestata dallo stato italiano. Quello che sembra essere un buon sussidio in realtà sembra nascondere delle criticità: pare infatti che chi abbia delle posizioni scoperte con i propri istituti di credito, al momento della richiesta di suddetto prestito, questo verrà utilizzato per coprire il debito pregresso e il restante quantum utilizzato per rilanciare la propria attività. Facendo un esempio pratico, se io ho uno scoperto con la mia banca di 15000 €, chiedendo l’accesso allo strumento messo a disposizione dal governo, avrei la possibilità di utilizzare solo 10000€. Essendo palese che molte imprese e attività in Italia si trovano in sofferenza con le banche questo provvedimento sembra più essere d’aiuto a queste ultime per recuperare il dovuto, piuttosto che ai lavoratori per rimettere in moto la loro macchina produttiva.

Tutto ciò non lascia intravedere nessuna luce in fondo al tunnel e assume connotazioni più tragiche all’alba della stagione estiva. Il turismo è uno dei settori sul quale si regge l’economia italiana e aumenta la preoccupazione se solo si comincia a pensare a tutti quegli imprenditori, titolari di impianti balneari, albergatori, ristoratori che guardavano all’estate con la speranza di importanti guadagni e che ora invece dovranno drasticamente ridimensionare le proprie attività o nel peggiore dei casi non farle proprio partire. Con la riduzione della mobilità, con il divieto di assembramenti, saranno tante le attività del comparto turistico che saranno messe spalle al muro e con un interrogativo tragico: ma a me conviene aprire?

Forse ancora non ci rendiamo bene conto di cosa ci aspetta, e di come il rischio è che dall’emergenza sanitaria passando poi per quella economica si rischia di sfociare in una irreversibile emergenza sociale. La speranza è che il nostro governo mostri finalmente gli artigli e metta in campo un “Fisco Bestiale”, riforme coraggiose e realmente efficaci, riuscendo a trovare un equilibrio tra l’esigenza di recuperare le imposte e diminuire così la pressione fiscale e quella di  andare incontro a un complessivo rilancio della produttività a beneficio delle imprese, al fine scongiurare l’insorgere di rivolte di intere famiglie in preda alla disperazione nel non sapere più come mettere un pezzo di pane sulla tavola.

Del doman non v’è certezza, ma nell’oggi c’è l’obbligo di costruirlo con serietà. Lo dobbiamo a chi si è sacrificato fino ad oggi per mantenere il sistema produttivo italiano, lo dobbiamo alle nuove generazioni che hanno diritto di vivere in un mondo felice e non in un deserto di disperazione.

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