Le sfide dell’inter-regno

Di Alessandra Quattrone e Denise Namia

Dopo quasi due mesi di “limbo da quarantena”, dopo aver metabolizzato molte paure (ci siamo sentiti smarriti ma, realizzando ciò che è il vero fine di una associazione giovanile, ci siamo fatti compagnia virtuale, ogni giorno), abbiamo alzato lo sguardo al mondo che verrà. Ve lo diciamo subito: non ci sono risposte certe e sicure sul futuro post-pandemico o sulla fase 2. Ci siamo affidati ad amici esperti per capire cosa è successo fino ad ora e come gestire, nel miglior modo possibile, i prossimi scenari.
Partiamo da ciò che abbiamo vissuto. La lettura sociologica di Nuccio Bovalino* è che ci siamo ritrovati “in un inter-regno, come se non avessimo compiuto il passaggio psicologico verso il mondo nuovo che ci aspetta. Ci proiettiamo su una dimensione che al momento non possiamo delineare ma solo immaginare. Mi piace chiamarla “era virale” perché virale si accosta benissimo al virus, ma anche per il termine che è sempre utilizzato per indicare l’azione dei media. Doppia dimensione di questa era virale che ci porta a riflettere su come, ancora una volta, la natura ci ha dato una lezione, una lezione su come noi, con una visione prometeica (Prometeo: l’uomo che si fa divinità e viene punito per questo), di vivere su questo pianeta come se noi fossimo i padroni. Istinto di padroneggiare la realtà, (controllare la natura, la scienza). La natura interviene quando meno te lo aspetti per ricordarci che siamo semplicemente ospiti di un pianeta che spesso ci è molto ostile.” Settimane in cui la necessità di rimanere dentro le mura domestiche ha avuto come conseguenza un’impennata “touch”, la realtà che ci circonda, lavoro-scuola-amici-sport, ridotta ai pixel di uno schermo. E l’app “Immuni”? Fa paura. Il controllo dei movimenti individuali, seppur nella garanzia dell’anonimato, produce diffidenza. Andrà a prodursi una “ramificazione tra realtà e umanità come nei videogiochi”, ma con una “bio-polizia” che controllerà le nostre vite…fino a che punto?
Altro aspetto importante su cui si è focalizzato il nostro incontro virtuale è il benessere dei più piccoli, soprattutto in contesti familiari particolari. Come ben spiegato da Roberta Travia**, il primo DPCM del 9 marzo, ad esempio, non ha affrontato in alcun modo il tema dei figli di genitori separati e sul loro diritto di poter incontrare i genitori, lasciando dunque la “patata bollente”, un vuoto giuridico, in mano ai Tribunali, i quali hanno adottato provvedimenti non uniformi da una regione all’altra ( al Sud, in particolare, più restrittivi). La parola d’ordine dovrebbe essere “ragionevolezza” perché in ballo ci sono i diritti dei bambini di poter vivere un rapporto sereno con i genitori.
Quella fino ad ora evidenziata è la situazione delle famiglie separate ma, come ci ricorda Santo Cambareri***, i nuclei familiari sono variegati e “la pandemia ha toccato gli aspetti di tutto il ciclo di vita di un individuo, introducendo tante criticità come i bisogni primari di libertà, coesione.” L’obiettivo degli psicologi/psicoterapeuti sarà quello di aiutarci a ridisegnare il mondo che ci sarà dopo, a dare un senso a tutta questa situazione, la struttura famiglia sarà il primo “anticorpo”. “Lo scambio di bisogni emotivi e di esperienza può dare degli spunti per un confronto e un senso diverso di vedere le situazioni e le cose che ci circondano. Ci troviamo davanti ad un’esperienza inedita che nessuno si aspettava ci saremmo trovati ad affrontare. Sarebbe stato necessario e fondamentale capire come sono state affrontate le crisi precedenti di questa entità e prenderne spunto (ma non ce ne sono); per cui bisogna fare riferimento ai bisogni interni e primari dei singoli.”
Possibile antidoto? Potere critico e creativo che ci consentirà di creare il mondo di domani.

*Prof. Guerino Bovalino, sociologo, Università per Stranieri Dante Alighieri

** Avv. Roberta Travia, professore a contratto SSPL Università Mediterranea (RC)

***Dott. Santo Cambareri, psicologo e psicoterapeuta della famiglia

 

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