Dittatura moralista: Il politicamente corretto

“L’espressione politicamente corretto designa una linea di opinione e un atteggiamento sociale di estrema attenzione al rispetto generale, soprattutto nel rifuggire l’offesa verso determinate categorie di persone. Qualsiasi idea o condotta in deroga più o meno aperta a tale indirizzo appare quindi, per contro, politicamente scorretta.” 

Questa è la definizione che si trova se si va a fare una ricerca su internet sull’argomento in questione. 

Tale espressione nasce da un movimento delle università del Mitchigan (USA) che durante gli anni 80 proponevano, nel riconoscimento del multiculturalismo, la riduzione ovvero la sostituzione di alcuni termini che venivamo reputate come offensive o discriminatorie. 

Così con il passare del tempo, a livello mondiale, vista la nobiltà dell’idea, divenne quasi un must. 

In questo modo i termini discriminatori (es. Negri, Froci, Zingari, Handicappati ecc…) vennero sostituiti da termini consoni e corretti (es. Persone di colore, Omosessuali o Gay, Nomadi, Persone diversamente abili ecc…) 

Il problema, nell’analisi appena fatta, non viene assolutamente a sorgere. Anche perché è anche corretto che non si usi il dispregiativo per “additare” una persona che ha stessi diritti, doveri e dignità sociale. 

Ma il problema sorge con il moralismo “scorretto” dei più forti e convinti sostenitori del “politicamente corretto”. Come quasi a mettere un bavaglio alle bocche delle persone che esprimono un parere o una considerazione. Come se ad oggi qualsiasi cosa sia sbagliata nei confronti di qualcuno o qualcosa. 

Certo, ad oggi, vivere nell’era dei social network (dove si garantisce a chiunque un elevato grado di diffusione, condivisione e aggregazione di idee, opinioni e creazioni) non è affatto semplice: vuoi perché la troppa libertà possa far sbarellare le persone; ma una cosa è la libertà di dire e contraddire quello su cui si è d’accordo, altro è imporre un’idea che si ritiene giusta. 

Ma chi dice che un’idea, un discorso, un pensiero sia giusto piuttosto che un altro? Davvero siamo arrivati al punto che un idea moralista possa reprimere la libertà di manifestazione del pensiero? La Carta Costituzionale, in vigore dal 1948, vede riconosciuto, all’interno dell’articolo 21, proprio la libertà di manifestazione del pensiero attraverso la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. Una libertà garantita dopo un ventennio dove l’ideologia era imposta e la censura regnava sovrana.

Siamo arrivati quasi al punto di dover camminare in punta di piedi nei discorsi che si esprimono, nei post che si pubblicano, nelle canzoni che si cantano, nelle battute che si fanno. Viviamo nella dittatura del corretto moralismo. 

La satira, che nella letteratura greca e latina trova le sue fondamenta, sta per trovare la sua estinzione nell’era del politicamente corretto. 

In questi giorni siamo stati invasi, almeno a mio parere, da un’inutile polemica tra “Striscia la Notizia” e Giovanna Botteri, inviata del TG3. 

Il telegiornale satirico è stato oggetto di critica per un servizio dove, si parlava della giornalista e del suo modo di acconciarsi e vestirsi nei collegamenti. Ora, sappiamo tutti che la trasmissione di canale 5, anche se alle volte vada giù pesante, è pur sempre una trasmissione satirica, leggera e divertente, e una polemica così esagerata, specialmente in tempo di Covid19, era evitabile. La stessa conduttrice del telegiornale satirico, Michelle Hunziker, nota a tutti per il suo impegno e per essere la fondatrice di un’associazione contro la violenza sulle donne, è stata additata come complice di una situazione inesistente solo per aver fatto il suo lavoro, e come incoerente perché non si è dissociata.

Ma ovviamente le due donne sono state molto più intelligenti dei moralisti che scrivono sul web e vanno nei salotti televisivi a dettare lezioni di vita: la giornalista, attraverso un video inviato alla conduttrice, ha spiegato che “né se si è sentita attaccata e né che debba accettare delle scuse per una baruffa inesistente”

La macabra e triste domanda, a questo punto, è: per quanto ancora nei discorsi tra amici e parenti, nei concerti, in tv o in qualsiasi avvenimento pubblico, dovremo tapparci la bocca per paura di offendere qualcuno, pur parlando in maniera scherzosa e ironica?

Non sono un sostenitore del politicamente corretto e sono anche convinto che sia uno dei mali della nostra già povera società. Crea incomprensioni, falsifica la realtà, forma degli individui buonisti e moralisti, e talvolta crea odio che nasce dalla mancata comprensione del pensiero altrui per imporre quello che per altri è giusto.

In parole povere: Politicamente Corretto è sinonimo di pensiero omologato. Ma che poi, chi dice che quel pensiero sia giusto?

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