Elogio alla Bellezza

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“Se si insegnasse la Bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla Bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore”.

Cosi scriveva Peppino Impastato, giornalista e pensatore libero, ancor prima che simbolo di lotta contro la mafia.

Ma cos’è la Bellezza? Domanda forse banale ma in un mondo iper-tecnologico, dominato dalle mode, dagli status symbol, parlare di educazione alla bellezza è fondamentale.

Avete ragione, però, ad affermare che il bello sia soggettivo. Una somma di tanti fattori, come le nostre esperienze, il contesto culturale, il nostro stato d’animo, la qualità delle nostre emozioni.

Spesso confondiamo nell’immaginario collettivo ciò che appare con ciò che è bello però. Seguiamo i canoni sociali diffusi, i bisogni indotti da una cultura del conformismo, la competizione serrata. Così corriamo il rischio di scambiare ciò che è bello con ciò che piace a tutti, uniformando un concetto che in realtà è l’apoteosi della personalizzazione.

Educare alla Bellezza per tornare a meravigliarsi. E sapersi meravigliare per vedere il bello.

Se ci pensiamo bene, quelle che vediamo come epoche d’oro, hanno investito tanto sul bello. Sulla bellezza degli spazi e dell’ambiente che ci circonda. Firenze, Roma, Parigi..

La bellezza non è confinata nelle mura di un museo, alla portata solo dei dotti.

Di bellezza ci si nutre. Passeggiando per luoghi belli non vi capita di sentirvi meglio?

Ma educare alla Bellezza non è semplice. Per cominciare, è indispensabile riconoscerla e molto spesso riconoscerla è la parte più complicata della faccenda: una matassa, sempre identica e altrettanto ingarbugliata, di difficile soluzione e comprensione.

Educarci alla Bellezza non è come imparare mnemonicamente l’alfabeto o le tabelline. Bisognerebbe abituarci al bello ritagliando del tempo alla routine per cercarlo nel quotidiano, nella semplicità, nella natura. Solo attraverso questo allenamento ci si aiuta a sviluppare quel “senso”. Non si tratta, dunque, solo di soffermarsi alla percezione estetica, ma imparare a rintracciare nella realtà una qualità positiva. Ciò porta a vivere e sperimentare un’esperienza verso il bello, maturando un elemento fondamentale: il senso critico su cose, persone, situazioni.

Bisogna partire dai bambini, dal futuro. Insegnarli a trovare la loro personale forma di bellezza che li faccia affrontare col sorriso la quotidianeità.

Ma anche gli adulti dovrebbero uscire dal loro mondo disilluso e staccare l’orologio dell’età. Togliere l’orologio, come fanno i cinesi prima della cerimonia del tè, perché la Bellezza ha a che fare con l’eternità.

“La bellezza salverà il mondo”

Fëdor Dostoevskij

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